Statemi a sentire, Roberto e' contentissimo perche' ha avuto la rivincita sabato.
Chi sono io?
Sono il suo kayak rosso.
Dovete sapere che l'anno scorso di questi tempi, il mio compagno di avventure fu scaraventato in acqua da una serie di ondate causate dallo stesso vento che soffiava sabato. Il vento quel giorno vinse e sbeffeggio' Roberto che gli chiese la rivincita. Il vento si mise a ridere e a Roberto rimase un po' di paura e un senso di sconfitta.Sabato, di nuovo quel vento, L'acqua del lago era bianca a causa della schiuma delle onde, Una lunga fila di pesci gia' compilava le pratiche per chiedere asilo politico in acque piu' tranquille. E lui, cosa mi dice? :"Coraggio, andiamo". Vi assicuro che il mio colore rosso e' impallidito verso l'arancione, le anatre del luogo, rifugiatesi sulla riva, sono rimaste a becco aperto per lo stupore. Io ho guardato Roberto con un sorriso incredulo, di paura, come se mi aspettassi che mi battesse una mano sullo scafo dicendo con una risata :"Ehi! Stavo scherzando!"
Non ci sono entrato di mia volonta', ve l'assicuro, mi ha dovuto trascinare. Ed e' iniziato il piu' memorabile paio d'ore della mia vita di fibra di vetro. "A noi due, vento!", urlo' il mio compagno con voce di sfida. E il vento ululo' ancora piu' forte, alzando di mezzo metro le onde che ci sollevarono, portandoci a incredibile velocita' avanti e in alto surfando, mentre sotto si apriva una voragine color verde chiaro. "Io non ce l'ho con te!", sibilo' il vento "io non ce l'ho con nessuno! Faccio solo il mio mestiere di vento! E perche' tu vuoi arrivare dall'altra parte del lago? Perche' mi sfidi?"
"Io voglio vedere che cosa c'e' dall'altra parte! Spostati!"
"Non e' vero! Tu vuoi vedere cosa c'e' dentro di te! Vuoi vedere la tua paura! Spostati tu!"
E il vento urlo', Roberto urlo' affondando nell'onda il remo, come se fosse una spada, io urlai, mentre il mio scafo si torceva pericolosamente. E arrivammo dall'altra parte e Roberto non si fermo'. E ci trovammo in mezzo ad un incubo di vortici schiumosi. E, quando ne uscimmo, la paura di qualsiasi cosa era cessata.
Sulla spiaggetta era in corso la solita festa per un matrimonio e, come al solito, Roberto prese i miei quattro metri di lunghezza sotto un braccio e il remo sotto l'altro e, con la solita massima attenzione nel ruotarmi per portarmi su dalle scale, abbatte' uno dopo l'altro due dozzine di bicchieri di spumante allineati su un tavolo e destinati agli ospiti della cerimonia.
(Della serie: la storia, vista dalla parte di un kayak).
Bene, e adesso che finalmente anche il mio kayak si e' sfogato, posso riprendermi la tastiera.
"Chi prepara i tre pezzi di tacchino?" Chiedono i miei quello stesso sabato sera, guardando negli occhi tutti i presenti, cioe' io. E adesso vi spiego come non si cucina un tacchino.
Allora, si prende una pentola di media grandezza e si mettono dentro i pezzi di tacchino, si fa scaldare il tutto per un'ora, si aggiunge un pezzo di patata, una boccetta di salsa di pomodoro, due dita di vino rosso. Si guarda affascinati come la mistura piano piano evapora completamente, lasciando in fondo alla pentola tre pezzi di tacchino mezzi crudi. Io facevo di tutto per convincere i miei che, dopo tutto, erano mezzi cotti, ma loro avevano uno sguardo come per dire :"Il tacchino e' nella pentola, come mai tu sei fuori dalla pentola?"
(Della serie: la storia, vista dalla parte di un apprendista chef de cuisine).
Roberto